Il termine di “Architettura Curativa” è stato ideato e coniato dal Prof. Dott. Daniele Cardelli durante le sue lezioni Siracusane e i suoi corsi di “Psicologia della Forma” presso la SDS di Architettura di Siracusa

Con il termine di Architettura Curativa si intende quell’ambito di studi che mira a considerare, analizzare e promuovere l’approccio curativo dell’Architettura, particolarmente dal punto di vista psicologico, ma anche più generalmente in ottica olistica, ovvero di benessere psicofisico. Non più solo un’architettura di necessità, che mira a mettere un tetto sopra la testa di chi chiede riparo e abitazione, ma un’architettura della trasformazione in grado di curare le migliori istanze psichiche di ogni essere umano, di portare bellezza, salute e armonia con il contesto paesaggistico ed ambientale

L’architettura curativa pertanto mira a definire le linee guida, i criteri (standard almeno sufficienti) che conducono a ideare, progettare e realizzare architetture della salute e della bellezza, in grado di trasformare il gigantismo e le bruttezze alienanti delle periferie – definite da Cardelli “architetture ammalanti” o, nei casi meno gravi, almeno “trascurative” e che, com’è noto, producono malessere psicofisico, disagio sociale e fenomeni conseguenti e diretti di criminalità diffusa – in nuovi centri di bellezza, godimento e piacere dell’abitare e del vivere

In un tempo in cui il consumo di suolo e di spazi è sempre più un fenomeno allarmante, il compito degli architetti non è, né sarà più quello di progettare e costruire per mera necessità (di edifici ce ne sono pure in abbondanza per questo tipo di domanda), ma di trasformare, anche radicalmente, l’orrore delle architetture che feriscono l’occhio di chi ci vive e di chi le subisce (vivendoci vicino, vedendole di passaggio o anche solo occasionalmente), in luoghi belli e piacevoli, veri e propri motori e motivi di salute psichica e psicofisica